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Riso
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Cioè: arancini di riso al ragù
Lo stuzzicante profumo degli arancini
forse la più conosciuta specialità della rosticceria isolana
frammisto alle fresche e salse folate dello Stretto
saluta ogni nuovo visitatore nei confortevoli ristoranti o snack delle navi traghetto che fanno la spola tra Villa S
Giovanni e Messina
E' il primo saluto
quindi
della Sicilia per chi arriva in auto o col treno
ed il primo sapore
dove si possono riconoscere le seguenti influenze: quella araba
per aver fornito il riso e lo zafferano; la francese per il ragout; la spagnola per il pomodoro; e
prima ancora
la greca col canestrato fresco
il tenero formaggio che
a dadini
sarà frammisto al ragù nella farcia
Fino al secolo scorso gli arancini erano grandi come cocomeri
allorché a friggerli e ad infornarli erano i monaci del Convento dei Benedettini di Catania
come Federico De Roberto ci fa sapere nel suo romanzo storico I Viceré
Ora hanno la tendenza a diventare sempre più piccoli e si presentano appuntiti (quelli al ragù)
Eccone la ricetta: bollire in acqua
e mai in brodo
il riso salando moderatamente e scolando al dente
Ancora caldo disporlo a fontana sul marmo per legarlo col pecorino grattugiato
lo zafferano sciolto in una tazzina d'acqua calda
e due uova battute
Quando l'impasto è ben amalgamato
il cuciniere plasma nella mano sinistra metà dell'arancino
preparando una nicchia
al centro
per accogliere una cucchiaiata di ragù precedentemente composto con carne trita
piselli
cipolla
pomodoro e gli odori necessari
Su questo intingolo viene adagiato un cubetto di formaggio canestrato fresco di circa due centimetri per lato
ed un po' di pepe
se il ragù non è pepato
Un'altra cucchiaiata di riso ricopre tutto e l'arancino viene adesso plasmato nella sua forma definitiva
stando ben attenti che il ragù non esca fuori
A questo punto viene passato nella farina
poi nell'uovo battuto e
quindi
nel pangrattato: cosଠè pronto alla frittura
che avverrà in una capace padella con olio bollente (o strutto) dove galleggerà e acquisterà doratura
Sgocciolare l'olio di frittura e riporre gli arancini in una teglia (e non servirli subito
come fanno ormai i più)
giacchè c'è ancora un'ultima raffinatissima operazione: un finissaggio in forno caldo per la smaltatura e asciugatura
che conferiscono all'arancino tutto il suo inconfondibile aroma
In onore a Messina
che più di ogni altra consorella città siciliana ha propagandato l'arancino
berremo il rosso Faro
profumato di zagara d'arance e di bergamotto